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Ground Response Test PDF Print E-mail

L’idea di misurare in situ la resa termica del suolo venne presentata da Mogensen ad una conferenza a Stoccolma nel giugno 1983. Il metodo proposto consiste nell’iniettare, in una sonda geotermica di prova, una certa quantità di fluido (generalmente acqua) riscaldato a potenza termica costante, e di lasciarlo circolare per una certa quantità di tempo; grazie a due termometri posti nelle tubazioni di mandata e di ritorno, è possibile quindi tracciare i due grafici della temperatura del fluido rispettivamente proveniente e diretto alla sonda geotermica. In tal modo, conosciuto l’andamento della temperatura media ed il periodo necessario alla sua stabilizzazione, tramite analisi inverse, è possibile risalire alla conducibilità termica del terreno e alla resistenza termica della sonda. Questo metodo permette di avere una precisa risposta della conducibilità del terreno, fondamentale nel dimensionamento di parchi sonde oltre i 30kW di potenza. Al di sotto di tale taglia, la conoscenza della stratigrafia del terreno perfette efficacemente di stimare la resa termica delle sonde.

I cicli di riscaldamento e raffrescamento devono essere assolutamente controllati in fase progettuale al fine di determinare le temperature minime e massime in risalita dal campo geotermico. Tali temperature devono garantire infatti il corretto funzionamento della pompa di calore e dipendono dalla lunghezza delle sonde. Attraverso il Ground Response Test è possibile determinare con certezza le proprietà del terreno e quindi di dimensionare del campo sonde.










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